Facebook non bloccherà più i post secondo cui il Covid-19 è stato prodotto dall’uomo


Sostenere che il nuovo coronavirus sia un prodotto di laboratorio non sarà più proibito su Facebook. Lo ha annunciato mercoledì il gigante californiano dei social network.


«Alla luce delle indagini in corso sull’origine del Covid-19, e dopo aver consultato esperti di salute pubblica, abbiamo deciso che non rimuoveremo più dalle nostre app le affermazioni secondo cui il Covid-19 sarebbe stato creato dall’uomo», ha riferito a Politico il portavoce di Facebook. «Stiamo continuando a lavorare con esperti sanitari per stare al passo con la natura in evoluzione della pandemia e aggiornare regolarmente le nostre politiche man mano che emergono nuovi fatti e tendenze».


A febbraio, Facebook aveva annunciato che avrebbe rimosso i post che contenevano le cosiddette ‘false informazioni’ sul Covid-19, la malattia causata dal virus del Pcc (Partito Comunista Cinese), incluse le ipotesi secondo cui il virus sarebbe stato creato dall’uomo, o che i vaccini potrebbero essere pericolosi, specificando che avrebbe rimosso account, pagine e gruppi che condividevano ripetutamente simili affermazioni.


La decisione è arrivata dopo che l’esperto di malattie infettive Anthony Fauci ha ammesso di non essere «convinto» che il virus si sia sviluppato in modo naturale e ha quindi richiesto un’indagine più approfondita sulle sue origini.

Le prime notizie di un’epidemia polmonare sconosciuta sono emerse nella città cinese di Wuhan alla fine del 2019, quando una serie di casi sono stati segnalati ai media controllati dallo Stato e collegati a un mercato locale. Più di un anno dopo, le origini del virus rimangono sconosciute, sebbene la possibilità che il virus sia fuoriuscito da un laboratorio dell’Istituto cinese di virologia di Wuhan (Wiv) stia ora ricevendo maggiore attenzione.

Dopo la dichiarazione di Fauci, il presidente Joe Biden ha ordinato alla comunità di intelligence degli Stati Uniti (Ic) di intensificare gli sforzi per fare luce sulle origini del virus. «Dopo essere diventato presidente, a marzo ho chiesto al mio consigliere per la sicurezza nazionale di incaricare la comunità dell’intelligence di preparare un rapporto sulla loro analisi più aggiornata delle origini del Covid-19, inclusa l’ipotesi che possa essere emerso dal contatto umano con un animale infetto o da un incidente di laboratorio», ha affermato Biden, aggiungendo che voleva che i servizi segreti «raddoppiassero» i loro sforzi per indagare sulle origini del virus. «Ad oggi, la comunità dell’intelligence statunitense si è ‘coalizzata attorno a due probabili scenari’, ma non è giunta a una conclusione definitiva su questa questione. Ecco la loro posizione attuale: ‘sebbene due componenti dell’Ic propendano per il primo scenario e uno per il secondo, entrambi lo fanno con confidenza bassa o moderata, la maggior parte dei componenti non crede ci siano informazioni sufficienti per valutare che uno sia più probabile dell’altro’».

Il 23 maggio il Wall Street Journal ha riferito che tre ricercatori del Wiv sono stati ricoverati in ospedale nel novembre 2019 con sintomi compatibili sia con l’influenza stagionale che con il Covid-19. Il giornale ha citato fonti anonime del governo degli Stati Uniti che hanno familiarità con un resoconto precedentemente sconosciuto redatto dall’intelligence statunitense.


Il 24 maggio, rispondendo a una domanda sulla questione, la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha dichiarato che l’amministrazione Biden ha «ripetutamente chiesto all’Oms di sostenere una valutazione condotta da esperti sulle origini della pandemia, libera da interferenze o politicizzazione. […] Adesso abbiamo i risultati della fase uno. Prima non li avevamo. Durante quella prima fase dell’indagine non c’è stato accesso ai dati, non sono state fornite informazioni. E ora, speriamo che l’Oms possa passare a un’indagine di fase due più trasparente e indipendente».


Fonte: Epoch Times